Da alcuni anni il Liceo "Fabio Filzi" di Rovereto partecipa al Progetto "Finestre" proposto dal Centro "Astalli" di Trento. Così anche quest'anno abbiamo accolto nelle nostre classi due volontari.
Con gli studenti della mia classe, la 2^EB, avevo affrontato il tema del viaggio e della migrazione forzata in Letteratura ed in Storia: Enea ed i Troiani in fuga dalla loro città in fiamme, i Goti che sfondano il limes romano, spinti dagli Unni.
Questa esperienza avrebbe portato il nostro sguardo dal passato all'attualità e così è stato.
Tutti gli studenti, seppure molto giovani, hanno mostrato un vero interesse. Durante l'incontro il silenzio attento era palpabile e le due ore sono volate via velocemente, lasciando un segno dentro ognuno di noi: conoscenze e spunti di riflessione nuovi.
Per darvi un'idea, si riportano qui di seguito alcuni scritti dove, per motivi di tutela della privacy, abbiamo voluto modificare i nomi, individuabili da un asterisco (*).
Buona lettura!
Prof.ssa Daniela Franceschini
Tra difficoltà e speranza: il valore umano della migrazione
Martedì 15 aprile la mia classe, la 2^ EB, ha partecipato ad un incontro in cui una studentessa universitaria di nome Casmilla*, volontaria del Centro Astalli, ci ha presentato il progetto Finestre – Storie di rifugiati, che ha l'obiettivo di far conoscere da vicino le esperienze di chi è costretto a lasciare il proprio paese per cercare protezione e una nuova vita.
Questo progetto permette quindi di "APRIRE UNA FINESTRA" sulla realtà dei rifugiati superando pregiudizi e stereotipi, sviluppando una maggiore sensibilità verso il tema dell'accoglienza.
Casmilla* ci ha quindi presentato Abele*, un ragazzo africano della Sierra Leone, che ci ha raccontato la sua esperienza da rifugiato in Italia.
L'incontro ha avuto inizio con un approfondimento in cui Casmilla* ci ha spiegato con precisione ed empatia che il fenomeno della migrazione è in costante crescita e che quindi sempre più persone sono costrette a fuggire dal proprio paese per una combinazione di fattori che si stanno aggravando e sovrapponendo: guerre e conflitti armati, instabilità politica e persecuzioni, anche cambiamenti climatici importanti.
La rotta più pericolosa risulta essere il mediterraneo centrale: la cifra delle persone migranti morte o disperse è qui più che raddoppiata dal 2025 al 2026, rivelando una vera e propria emergenza.
Casmilla* ci ha inoltre illustrato le differenze tra migrante (si sposta all'interno del proprio paese o da un paese all'altro per vari motivi), profugo (costretto a fuggire dal proprio paese a causa di guerre, violenze, persecuzioni), sfollato interno (costretto a lasciare la propria casa, ma rimane all'interno del suo paese), richiedente asilo (ha fatto domanda di protezione internazionale ed è in attesa di risposta per un permesso di soggiorno), clandestino e migrante irregolarizzato (si trova in un paese senza permesso di soggiorno), rifugiato (gli è stato riconosciuto ufficialmente lo status di protezione per i rischi che corre nel suo paese). Il diritto nazionale (articolo 10 della Costituzione) e il diritto internazionale (principio di non respingimento della Convenzione di Ginevra e la Dichiarazione dei Diritti Umani) definiscono chi è rifugiato e quali diritti ha.
Dopo questi chiarimenti Casmilla* ci ha presentato Abele*, un giovane uomo di circa 30 anni proveniente da Freetown, la città capitale della Sierra Leone paese in cui per anni vi è stata la guerra civile e molte persone ancora oggi vivono in una situazione di povertà estrema. Abele* è arrivato in Italia senza la sua famiglia nel 2017: ha intrapreso un viaggio che lo ha portato ad attraversare, in condizioni critiche, molti stati tra cui la Nigeria, il Niger e la Libia fino ad imbarcarsi e gettarsi in mare aperto con molte altre persone, rischiando la vita pur di arrivare in Italia e avere la possibilità di costruirsi un nuovo futuro.
Durante il racconto della sua esperienza Abele* esprimeva sentimenti molto intensi e contrastanti: da una parte la paura legata ai pericoli del viaggio e il dolore per aver lasciato la propria famiglia ed il proprio paese, dall'altra la speranza di una vita migliore, il suo grande coraggio, le difficoltà incontrate inizialmente in Italia e la gratitudine verso chi gli offre aiuto e accoglienza.
Partecipare a questo incontro mi ha fatto riflettere su come, dietro al termine "migrazione", ridotto spesso a numeri e statistiche, ci siano invece persone, storie e percorsi di vita segnati da scelte difficili, fughe improvvise e speranze di futuri diversi.
Credo quindi fortemente nell'importanza del progetto del Centro Astalli che permette di accogliere, proteggere e integrare rifugiati e richiedenti asilo, mettendo al centro la dignità della persona ed il rispetto dei diritti umani.
Mi ha colpito e commosso il racconto di Abele* ed ho provato tristezza e dispiacere per le sofferenze che ha dovuto affrontare. Lo ammiro per il coraggio che ha dimostrato e per la sua determinazione nel volersi costruire una nuova vita qui in Italia, pur essendo senza la sua famiglia. Penso che di fronte a queste esperienze di vita non si possa rimanere indifferenti e si possa acquisire una maggiore consapevolezza del fenomeno migratorio: tutto questo non può che aiutarci nel renderci parte nell'accoglienza e nell'inclusione.
Camilla Slomp 2EB
Il progetto "Finestre - storie di rifugiati"
Il giorno 15 aprile 2026 nell'aula 74 del liceo "Filzi", indirizzo economico-sociale, la classe 2EB, con la docente Daniela Franceschini, ha svolto due ore del progetto Finestre – storie di rifugiati.
L'incontro, iniziato alle 7.50 e concluso alle 9.30 ci ha introdotti al tema dei rifugiati e delle migrazioni forzate, con spiegazioni precise e una testimonianza coraggiosa.
Casmilla*, una studentessa universitaria che partecipa come volontaria all'Associazione Astalli di Trento ha interagito con i ragazzi della classe in modo efficace.
I mezzi utilizzati in questa attività sono stati: la spiegazione di Casmilla*, la testimonianza di Abele*, un giovane uomo costretto ad emigrare dalla sua terra, la LIM sulla quale i volontari hanno proiettato slides, quiz, canzoni, carte geografiche.
I concetti principali, introdotti inizialmente, e che danno un'idea generale di un soggetto che scappa dal proprio paese, sono stati PERSONA – EMIGRATO.
Emigrato è un individuo che scappa dal proprio paese per varie cause, il più delle volte per il cambiamento climatico, ma non solo, anche per le guerre e le persecuzioni. Successivamente Casmilla* ha introdotto termini sempre più specifici, come profugo, sfollato interno, richiedente asilo e clandestino. Ecco qui i significati di ogni parola:
- profugo: il profugo è un migrante regolarizzato; è una persona che scappa dal proprio paese per gravi ragioni; le persone forzate ad andarsene sono più di 100milioni;
- migrante irregolare, ovvero uno sfollato esterno che non ha ancora i permessi;
- richiedente asilo: ovvero persone che chiedono ad un paese la protezione internazionale che, nell'articolo 14 dei Diritti Umani, come anche nel comma 3 art. 10 della Costituzione Italiana e nell'art. 33 della Convenzione di Ginevra; sono presenti come principi di non respingimento e di diritto di asilo. Gli stessi sono anche nell'OIM, Organizzazione Internazionale per la Migrazione;
- rifugiato: persone presenti in un altro paese con un titolo valido per restare, ad esempio con un permesso di soggiorno o una cittadinanza;
- clandestino: una persona che non ha il permesso di stare in un territorio, ma è costretta a restare perché non vuole tornare nel proprio paese dove correrebbe il rischio di venire ucciso.
Casmilla* ha fatto capire alla classe questi termini con cartine geografiche, quiz e letture per poi passare alla testimonianza di Abele*, un giovane 33enne della Sierra Leone, nell'Africa centro-occidentale, che ha raccontato la sua storia. Ha iniziato facendoci sentire un rap scritto da lui in inglese, dal titolo Lights on che parla di forme economiche, politiche ed etiche riguardanti il suo continente.
Abele* è figlio di un mafioso molto ricco nella Sierra Leone. La città in cui è cresciuto ed ha vissuto la sua infanzia si chiama Freetown (città libera) ed è la capitale. Abele* ha raccontato che suo padre è sempre stato una persona gentile e cara con i familiari e gli amici ed ha fatto il lavoro del mafioso per garantire una vita bella e ricca al figlio. Però Abele* ha sempre pensato che il lavoro che faceva il padre fosse ingiusto, sia eticamente che legalmente. Tanto da arrivare a pensare ed a dire seriamente: " Io voglio volere bene a questo mondo, non male; non voglio sporcarmi le mani di sangue".
Così ha iniziato il suo viaggio a soli 19 anni. Emigra dalla Sierra Leone per ritrovarsi prima in Nigeria, poi in Niger ed infine attraversa il pericoloso e duro deserto del Sahara per arrivare in Libia. Quando Abele* ha attraversato il deserto del Sahara era in pericolo, perché nel deserto si usa il GPS per orientarsi, ma tante volte le persone che fuggono dal proprio paese muoiono di sete, di fame o picchiati, uccisi dalla guerra, guerra che in Libia c'è, ma che i grandi media non ci dicono. Infatti Abele* ha espresso dispiacere nel vedere che nei telegiornali e nelle scuole italiane ed in generale europee non si raccontano certe notizie. Nel suo paese e nel continente africano in generale si racconta tutto questo e tanto altro, perché è la loro storia. A lui piacerebbe che il mondo, gli Europei in primis, sapessero quello che accade davvero ed inoltre il tema della colonizzazione è un argomento tuttora molto attuale.
Nel deserto ha cercato trafficanti di uomini per fare il viaggio in mare, ha dormito in aeroporti, fino ad arrivare in Italia nel 2017, dove ha dovuto imparare una nuova lingua e nuove abitudini. Abitudini diverse perché in Africa si accoglie chiunque, ci si fida l'uno dell'altro. Invece qui c'è diffidenza. Imparare la lingua italiana è stato complicato perché nel campo rifugiati non poteva frequentare le lezioni per via della lunga lista d'attesa, quindi lo faceva di nascosto, sporgendosi dalla finestra dell'aula, fino ad arrivare ad ascoltare la radio, precisamente Radio Maria, perché parlano lentamente.
Abele* oggi vive a Trento, anche se ama Rovereto; si è costruito una vita, con una famiglia e degli amici.
Non ho trovato difficoltà nel seguire e nel prendere appunti in quanto i due volontari sono stati coinvolgenti ed hanno interagito in modo calmo ed amichevole con la classe. Mi è piaciuta molto questa esperienza perché è riuscita a farmi aprire la mente ed avere una prospettiva più ampia di cosa significhino "fatica" ed "amare". Abele* ha fatto trasparire l'amore per la propria terra ed il desiderio di far conoscere la verità al mondo. Un uomo energico, solare e simpatico con una storia molto coraggiosa. Mi sono resa conto che l'Europa ed i paesi colonizzatori debbano chiedere scusa per il male che hanno fatto e che fanno. Anche Casmilla* era preparata, sicura, precisa ed empatica.
Questo progetto è stato interessante perché mi ha fatto capire ancor di più l'importanza della Dichiarazione dei Diritti Umani, l'empatia delle persone ed il significato di "coraggio" e "sacrificio".
Marilena Modena 2EB
L'emigrazione non è un peccato
Mercoledì 15 aprile 2026 il liceo "Fabio Filzi" di Rovereto ha invitato due volontari dell'Associazione Centro "Astalli" di Trento per spiegare l'argomento dell'emigrazione attraverso la voce di testimoni che raccontano la loro storia di fuga dalla propria patria per sopravvivere all'estero.
Erano presenti un testimone che ha superato un tragitto molto pericoloso e complesso per salvare la propria vita, arrivando in Italia dalla propria patria come emigrato; con lui c'era anche una studentessa universitaria che ha approfondito l'argomento, cambiando i nostri pregiudizi negativi sull'Africa e l'emigrazione.
La studentessa, Casmilla*, una ragazza solare e simpatica ha spiegato l'argomento molto serio con calma e senza farci sentire la pesantezza della questione emigrazione.
Abbiamo iniziato il progetto con un quiz a cui ha partecipato tutta la classe, ragionando insieme per rispondere ed farsi un'idea sull'emigrazione.
Le parole-chiave dell'attività erano sette: persona, migrante, profug*, sfollat* intern*, richiedente asilo, rifugiat* e clandestin* = migrante irregolarizzat*. In realtà queste non sono solo parole, ma testimonianze della realtà che i paesi ricchi ed in via di sviluppo hanno dimenticato e, a causa di questo, si è perduta l'umanità presente in esse.
Le quattro grandi cause dell'emigrazione sono: cambiamenti climatici, guerre, persecuzioni e povertà in generale.
Durante i momenti di questo progetto abbiamo approfondito le definizioni delle parole-chiave con la lettura di alcuni articoli, quiz, ascolto di un brano musicale del testimone, website dei passaporti ed una presentazione.
Successivamente all'approfondimento molto utile sull'emigrazione, abbiamo ascoltato con grande attenzione la storia della fuga del testimone, Abele*, un giovane che ha affrontato molte difficoltà quando aveva solo 19 anni.
Abele* ha raccontato la sua fuga in modo molto calmo senza farci sentire la vera pena che ha affrontato per sopravvivere; è fuggito dalla sua patria poiché non sarebbe riuscito a far accettare la propria scelta senza essere ucciso. Infatti Abele* era un musulmano molto benestante da quando era piccolo, ma la sua ricchezza proveniva dal mondo del crimine perché il padre era un capo di mafiosi, pur riconoscendo che era gentile ed aiutava chi aveva bisogno. Abele, crescendo, maturava dentro di sé la chiara volontà a "non volere sporcarsi le mani di sangue" e per questo ha scelto di scappare da casa per non diventare anch'egli un criminale mafioso.
Così a soli 19 anni lascia la sua città natale, Freetown, capitale della Sierra Leone. Il suo percorso di fuga è stato dalla Sierra Lene alla Nigeria al Niger alla Libia ed infine all'Italia, dove si è stabilito a Trento.
Abele* ci ha illustrato anche alcuni aspetti più legati alla politica ed all'economia: ad esempio ben 14 paesi, dei 54 che compongono l'Africa, usano una moneta coniata in Francia che è il franco CFA. Il suo racconto intrecciava riflessioni politiche ed economiche a quelle più umanitarie.
Tornando alla sua storia personale ci ha spiegato a grandi linee il tragitto della sua fuga, ma ci ha dato l'occasione, attraverso il racconto di vari episodi, di riflettere su tanti argomenti come ad esempio che l'umanità esiste ancora, sebbene sembra che sia diventata rara.
Ha ricordato un altro momento importante: quando è arrivato in Italia non poteva subito studiare la lingua italiana per questo, di nascosto, ascoltava le lezioni di una maestra ed un giorno, quando ha sentito che consigliava ai propri studenti di ascoltare la radio, se n'è comprata una ed ha iniziato ad ascoltare Radio Maria.
Poco dopo ci ha raccontato un altro episodio significativo su alcune interviste che gli sono state fatte da reti televisive in cui si è accorto che alcune parti erano state cancellate, forse perché alcuni canali televisivi non volevano che un vasto pubblico venisse a conoscere alcuni argomenti perché esiste ancora una tipologia di propaganda, sebbene mascherata.
Insomma il 15 aprile 2026 non è stato solo un solito mercoledì, ma un momento di condivisione della propria storia di fuga e di divulgazione di un argomento che tutti dovrebbero poter conoscere.
La frase che mi ha risuonato particolarmente è: "L'Africa sopravvive per l'aiuto dell'Europa o forse è l'Europa che vive grazie alle preziose ricchezze dell'Africa."
Questo non è stato solo un progetto scolastico, ma una finestra che ha aperto i miei occhi facendomi vedere un altro punto di vista del mondo, in cui convivono l'umanità e la realtà anche crudele di noi esseri umani.
Mahrookh Khalid 2EB

