“Nei mesi seguenti alla sua morte, mio padre è venuto a trovarmi in sogno. Era tornato nella casa della sua infanzia, a Vermiglio. Aveva sei anni e due gambette da stambecco, mi sorrideva sdentato, portava questo film sotto il braccio: quattro stagioni nella vita della sua grande famiglia.”
Così la regista Maura Delpero racconta com'è nato “Vermiglio”, “una storia di bambini e di adulti, tra morti e parti, delusioni e rinascite, del loro tenersi stretti nelle curve della vita, e da collettività farsi individui”. Un racconto intenso di emozioni e vita vera, che accompagna lo spettatore alla scoperta di un mondo lontano: il Trentino degli anni Quaranta.
CONTESTO STORICO
Il film racconta la storia della famiglia Graziadei, che abita a Vermiglio, coprendo un arco di tempo lungo quattro stagioni, più precisamente ľanno che segna la fine della Seconda Guerra Mondiale. Vermiglio, nella Val di Sole, è un paese toccato dagli effetti della guerra, che, anche se lontana, segna le vite degli abitanti con speranze, delusioni, anime distrutte dal conflitto, disertori e nuove amicizie.
"Vermiglio" è un film profondamente trentino, basta pensare al fatto che è stato girato interamente in dialetto solandro. Racconta la durezza di una vita in montagna, una vita nella miseria, nella quale alcuni di noi studenti hanno potuto ritrovare la storia della propria famiglia, fatta di nascite, morti premature, maternità, fatiche e sofferenze.
Il film coglie con delicatezza quasi poetica l'anima della gente trentina che, come spesso accade a chi è alle prese con la durezza della montagna, è di pochissime parole, ma di grande cuore e non ha bisogno di parlare troppo per comprendersi.
Poiché le parole sono poche, il racconto di ciò che accade è affidato ai bambini, che la sera si ritrovano nei pochi letti affollati e si scambiano domande, risposte e racconti che spiegano allo spettatore gli eventi quotidiani in modo spontaneo e genuino, dal loro punto di vista.
A noi trentini può passare quasi inosservato il ruolo svolto in questo film dal paesaggio, che invece, con la sua forza e la sua bellezza, rivela ed esterna gli stati d'animo dei protagonisti: monti e cascate, neve e prati fioriti riflettono il turbine di emozioni che attraversa i silenziosi personaggi.
Un'altra delle bellezze di questo film è la caratterizzazione dei personaggi delineati in modo preciso e approfondito nei piccoli gesti della vita quotidiana, come la curiosità della giovane Flavia, che si nasconde nello studio del padre per ascoltare la musica, trasmettendo subito la sua vivacità intellettuale; o ľempatia del piccolo Pietro, che pur non esternando il dispiacere con le lacrime, mostra tutta l'umanità di un fratellino maggiore in lutto.
RIFLETTERE SULLO STATO EMOTIVO E MENTALE
“Un film in cui i sogni si confrontano con le strutture familiari e le aspettative della comunità, in cui i desideri si scontrano con codici morali e regole religiose dai contorni punitivi”.
(Maurizio Cau, per la rivista "il Mulino")
“Un film in cui i sogni si confrontano con le strutture familiari e le aspettative della comunità, in cui i desideri si scontrano con codici morali e regole religiose dai contorni punitivi”.
(Maurizio Cau, per la rivista "il Mulino")
Attraverso un romanzo familiare basato su tradizioni, usi e costumi, all’interno del contesto di guerra, in un piccolo paese del Trentino occidentale, si recepiscono anche dei comportamenti, gesti e sguardi che risultano essere particolarmente nelle corde del nostro indirizzo. Qui dove la parola-chiave è proprio l’empatia.
Maura Delpero ha prodotto la ricetta ideale per descrivere le conseguenze del caos che porta l’atmosfera caotica che ci presenta il conflitto, e come questo provochi inevitabile ricerca di “ordine” dall’interno, come nella comunità di Vermiglio.
Gli ingredienti sono stati molteplici ma evidenti e definiti: un mix di italiano, dialetto, canti tradizionali e preghiere latine, aggiunti alla quotidianità della vita contadina; una manciata di difficoltà nel parlare e nello scrivere che si amalgama ai dogmi religiosi e alle superstizioni, le quali a loro volta sono state frullate ai desideri, alle confessioni e ai dolori affinché si potesse ottenere un composto omogeneo.
Ed infine si è versato un pizzico di sguardi e di parole pronunciate dai bambini, che ha smorzato l’amarezza dell’impasto per presentare le diverse sfumature del paesaggio dell’anima.
Gli ingredienti sono stati molteplici ma evidenti e definiti: un mix di italiano, dialetto, canti tradizionali e preghiere latine, aggiunti alla quotidianità della vita contadina; una manciata di difficoltà nel parlare e nello scrivere che si amalgama ai dogmi religiosi e alle superstizioni, le quali a loro volta sono state frullate ai desideri, alle confessioni e ai dolori affinché si potesse ottenere un composto omogeneo.
Ed infine si è versato un pizzico di sguardi e di parole pronunciate dai bambini, che ha smorzato l’amarezza dell’impasto per presentare le diverse sfumature del paesaggio dell’anima.
IL PESO DELL'UNIVERSALISMO SULL'INDIVIDUO
Le vicende fanno uno zoom su una famiglia nello specifico e seguono la loro vita negli ultimi mesi di guerra, in cui ognuno farà da specchio sullo stato mentale ed emotivo che è comune nei civili che vengono scombussolati da un giorno all’altro non per loro scelta. Un personaggio molto interessante è sicuramente Ada, seconda figlia tra altre due, e una delle 10 nascite (non tutte andate a buon fine come spesso capitava e capita in questo contesto) che si sono presentate alla famiglia dei Graziadei.
Una famiglia, con a capo un padre che fa da insegnante nella piccola cittadina, e con sempre del lavoro contadino costante, deve mantenere tanti figli. E come in tanti altri casi, l’istruzione, che per noi è una normalità, scontata e talvolta ripudiata, era concessa per ragioni economiche a pochi, che venivano scelti dai genitori. Nel caso dei Graziadei la scelta viene presa tra le tre figlie: Lucia che è la sorella maggiore, Flavia, la più piccola, e Ada.
Quest’ultima ci viene da subito presentata come una ragazza molto diligente che si impegna in ogni minimo dettaglio e che, come comune tra le sorelle, allontana la più piccola che vorrebbe copiarla per sentirsi più grande. Ma presto si noterà quanto la scelta del padre la faccia sentire inadeguata e sempre più meticolosa nello studio per raggiungere le sue aspettative, ma egli continua imperterrito a ricordarle la sua inferiorità rispetto a Flavia, che ha iniziato a prendere delle lezioni private con lui.
A fianco dell’invidia e dell’ossessione di sentire suo padre fiero di lei, Ada prova un forte senso di colpa che la divora ogni giorno: un peccato per cui si confessa ripetutamente e per cui cerca perdono in modi che ci fanno percepire il subbuglio di emozioni che la porta a sentirsi sporca e sbagliata. L’inevitabile caduta arriverà all'ennesima pugnalata del padre, che, giunto alle valutazioni finali, renderà ufficiale la decisione di mandare Flavia in collegio a Trento, mentre Ada riceverà i complimenti da parte sua per essere riuscita a compiere un percorso difficile per ciò che le sue capacità le permettono.
Lei vede un'espressione fiera ma non quella che sperava, infatti il padre implicitamente le fa solo pesare, un’altra volta, il fatto di essere inadeguata e non abbastanza, facendola riflettere sul fatto di non poter cambiare nulla e che niente l’avrebbe cambiata: lei è rotta, sbagliata.
Questa certezza si fa ancora più vivida in lei a causa delle continue pulsioni erotiche che sopprime ogni volta ma a cui non riesce a sfuggire, perché lei è convinta che sia la sua condannata natura, che la rende un essere non curabile.
Lucia si è sposata, Flavia continuerà gli studi e a lei resta combattere i suoi demoni, andando in orfanotrofio come suorina, anche se nell’ultima scena in cui ci viene presentata, vediamo una ragazza stanca di fingere e di capire sé stessa, che con le vesti da suora fuma alla finestra dell’edificio, guardando l’orizzonte con occhi persi.
CONCLUSIONE
"Vermiglio" è un film probabilmente nato per essere apprezzato solo in Trentino e che, senza rendersene conto, è diventato un fenomeno nazionale dopo avere vinto il leone d'argento a Venezia, e ora è in corsa per la candidatura agli Oscar. Come ha detto Isabelle Huppert per premiare il film, Maura Delpero è riuscita a "portare la poesia in immagini".
"Vermiglio" non è solo un film, è arte, perché fa immedesimare, commuovere, fa provare sensazioni uniche che portano lo spettatore a desiderare di tornare in sala non appena il film termina. È un film che tutti possono apprezzare poiché, nonostante sia radicato in una specifica realtà geografica, storica e culturale, affronta temi universali, intrinsechi in noi, come il conflitto generazionale o ľequilibrio tra identità personale e comunità.
È un film che merita di essere visto: dolce e crudo, non racconta solo la storia di noi trentini, ricordandoci le nostre radici, ma racconta la realtà che continua ad esistere in tutto il mondo, è un richiamo anche alle persone che stanno vivendo la sofferenza dei Graziadei.
Abbiamo apprezzato molto ľiniziativa proposta dalla scuola che ci ha permesso di godere di un capolavoro che sensibilizza il benessere di ogni individuo, che ci ricorda come fa tutta la storia, quali siano gli errori da non ripetere, anche se rimane una lotta eterna.
"Vermiglio" non è solo un film, è arte, perché fa immedesimare, commuovere, fa provare sensazioni uniche che portano lo spettatore a desiderare di tornare in sala non appena il film termina. È un film che tutti possono apprezzare poiché, nonostante sia radicato in una specifica realtà geografica, storica e culturale, affronta temi universali, intrinsechi in noi, come il conflitto generazionale o ľequilibrio tra identità personale e comunità.
È un film che merita di essere visto: dolce e crudo, non racconta solo la storia di noi trentini, ricordandoci le nostre radici, ma racconta la realtà che continua ad esistere in tutto il mondo, è un richiamo anche alle persone che stanno vivendo la sofferenza dei Graziadei.
Abbiamo apprezzato molto ľiniziativa proposta dalla scuola che ci ha permesso di godere di un capolavoro che sensibilizza il benessere di ogni individuo, che ci ricorda come fa tutta la storia, quali siano gli errori da non ripetere, anche se rimane una lotta eterna.
(Sheila Karic e Giulia Rigo, 4UC)