Durante la giornata di giovedì 15 febbraio abbiamo assistito a un incontro con il giornalista Raffaele Crocco, ideatore e direttore dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo.
Il giornalista ha aperto il suo intervento con una riflessione incentrata su come spesso la gente attribuisca maggiore peso a una guerra piuttosto che ad un’altra in base al numero di morti che quella guerra ha causato, secondo Crocco, però, ciò che viene seguito dalla massa è un ragionamento privo di fondamento e completamente sbagliato. Non dovrebbe sussistere alcuna guerra, lo stesso Crocco si è definito “partigiano” in quanto egli si schiera dalla “parte” della pace e ha, tra gli obiettivi, il compito di raccontare la guerra sotto la prospettiva dei cittadini che la subiscono. Dopodiché, il giornalista ha fatto una digressione storica riguardante l’Imperatore Augusto e su come nelle scuole si tenda sempre a studiare le guerre, invece che i periodi di pace, ad esempio non viene mai citato o trattato il periodo di pace di quasi due secoli che ha vissuto la Spagna sotto il dominio dell’impero romano.
Spostando l’attenzione in particolare modo sul conflitto israelo-palestinese in corso, il giornalista ha specificato come non possa essere utilizzato il termine “genocidio” per descrivere l’assalto militare aereo e terrestre di Israele su Gaza. Difatti con questo termine si fa riferimento a una scelta politica, non condivisa però dal diritto internazionale. Infatti, la corte penale non ha ancora definito la guerra attuale con la parola “genocidio”.
Inoltre il giornalista ha specificato che la guerra è sempre effetto e mai causa. Laddove non vengono garantiti i diritti ai cittadini vengono sempre a crearsi conflitti e guerre. È proprio come se le ingiustizie perpetrate nei confronti di una popolazione, fossero la benzina delle guerre, come Crocco stesso ha affermato. In noi che guardiamo dall’esterno si crea spesso l’anima del tifoso, ossia tendiamo a “tifare” per una parte o l’altra, ma dovremmo tifare solo per la pace.
La guerra è sempre stata una delle peggiori manifestazioni dell'umanità, portando distruzione, morte e sofferenza a milioni di persone. Essa rappresenta indubbiamente un fallimento della diplomazia e della capacità umana di risolvere i conflitti in modo pacifico.
Attraverso un sistema democratico, invece, le decisioni sono prese in modo inclusivo e partecipativo, dando voce alle diverse opinioni e garantendo la tutela dei diritti umani.
Per evitare le guerre dobbiamo investire nella diplomazia e nel dialogo internazionale, promuovere la conciliazione e il rispetto reciproco. Il rispetto delle leggi internazionali e dei diritti umani deve essere al centro di ogni decisione politica, al fine di prevenire il ricorso alla violenza come forma di risoluzione dei conflitti.
(la classe 5EA)
