Giovedì 23 novembre abbiamo iniziato, sotto la guida della prof.ssa Tsagris, il lavoro di Educazione civica e alla cittadinanza sulla fast fashion, che abbiamo proseguito poi giovedì 30 novembre.
Ma che cos’è la fast fashion? Questo fenomeno è uno dei più dibattuti nella moda: si tratta della produzione di capi dal grande impatto ambientale. Con fast fashion, ossia “moda veloce”, si intende infatti un metodo di produzione di abiti di qualità scadente a prezzi molto bassi, che prevede il lancio di nuove collezioni continuamente e in tempi brevissimi. Di fatto è la strategia alla base delle grandi marchi che si trovano in qualsiasi centro commerciale. Insieme abbiamo visionato cinque video, comprensivi di scene di sfruttamento e interviste; successivamente li abbiamo commentati.
Non tutti erano a conoscenza di ciò, e i commenti dei compagni hanno permesso di essere maggiormente consapevoli e sensibili alla tematica. Affrontare la questione ci ha permesso di 'aprire gli occhi' su una realtà che nel nostro Paese risulta quasi incredibile: infatti per molti è stato piuttosto toccante.
Successivamente, la prof ci ha suddivisi in gruppi da 3 o 4 persone e ad ognuno di essi ha assegnato un titolo da approfondire, tra i quali “Marche e loghi di vestiti fast fashion”, “Problematiche e possibili soluzioni”.
A casa, poi, abbiamo approfondito e creato un volantino digitale riassumendo l'argomento, in modo il più possibile convincente. Successivamente, mercoledì 20 dicembre abbiamo esposto le nostre presentazioni in classe, condividendo con i compagni e la prof le informazioni e le testimonianze che abbiamo trovato, spesso sconvolgenti.
Questo lavoro ci ha permesso di capire quali sono le condizioni in cui devono lavorare molte persone, anche minorenni, rischiando la vita per via della poca sicurezza sui posti di lavoro.
Anche se risolvere il problema può sembrare complicato, ognuno di noi può fare la sua parte, evitando di acquistare capi prodotti da marchi fast fashion.
Questo permetterebbe una risoluzione almeno parziale dello sfruttamento, ma anche dell'inquinamento.
(Giorgia Girardelli e Azzurra Mazzurana, 2UB)
