Con il suo racconto Francesca Rosina ha vinto il premio letterario "Paolo Rizzolli"
La prima edizione del premio letterario “Paolo Rizzolli”, dedicato dal Collegio Arcivescovile di Trento alla memoria dell’alunno scomparso poco tempo dopo aver conseguito il diploma di maturità, ha premiato per la categoria narrativa la nostra studentessa Francesca Rosina della classe 4UB.
Prendendo le mosse da alcune parole chiave contenute nella lirica di Rizzolli Natura umana, una ferma condanna del conformismo, la giovane autrice ha saputo evidenziare con leggerezza l’importanza di non farsi influenzare nei comportamenti e ribellarsi al “copione scritto dal mondo”.
Ecco il testo della poesia e, di seguito, il racconto di Francesca.
NATURA UMANA
Combatterò fino allo sfinimento contro la
moderna propaganda per non esser
mansueta preda e scellerata dell’odierno
equilibrio.
moderna propaganda per non esser
mansueta preda e scellerata dell’odierno
equilibrio.
Combatterò fino allo sfinimento contro le mode
dell’oggi infettive e letali come virus
anestesie senza controllo della mente
creatrici di ebeti e marionette senz’anima.
Combatterò fino allo sfinimento contro il
copione scritto dal mondo, commediografo
di tragedie temibile e occulto.
E se perderò alcune battaglie non volgere a me
i tuoi occhi infiammati, compatisci il mio essere
d’umana natura e dona conforto al me malato.
SARÒ DILUVIO
Fuori pioveva, le gocce battevano a terra e sulla finestra in salone. E quando si schiacciavano contro il vetro sembravano iniziare una gara di velocità, una contro l’altra scivolavano verso il basso lasciando piccole tracce del loro passaggio. Le piaceva guardare quelle piccole sfide, tifava una e poi vinceva l’altra. Sapeva che in realtà non erano le singole gocce a farsi guerra tra loro, ma l’intera pioggia che combatteva contro il mondo.
Quando le nuvole coprivano il cielo e l’acqua iniziava la sua caduta, il mondo veniva sconvolto: outfit progettati da giorni rovinati, capelli perfetti scompigliati, piani e progetti cancellati.
E così era successo a lei, vicino al camino osservava il liquido scuro e caldo nella tazza che stringeva tra le mani e pensava a tutti i progetti che avrebbe avuto quel pomeriggio: dissolti nella pioggia come lo zucchero si era sciolto nel suo tè.
- Odio la pioggia- le disse Marta al telefono – due settimane che programmo questa uscita con Giulio…. E si mette a piovere! Renditi conto Sara, mi ero pure piastrata i capelli!!! Ora sono tutti gonfi e terribili -
- Potete sempre uscire un’altra volta no? -
- Certo che possiamo! Ma il punto è un altro, capisci? -
- Sì - in realtà non capiva affatto, la gente era così fissata con l’ordine che se gli rovinavi i piani si arrabbiava ancora prima di capire se c’erano soluzioni. Per Sara quella rabbia derivava da più cose: primo, non sapevano realmente come reagire, il piano perfetto non si poteva più realizzare e non ne esisteva uno altrettanto bello; secondo, ormai era una moda odiare la pioggia. Ma a lei non dispiaceva, era quasi divertente come il mondo cambiasse quando pioveva.
- Senti Marta, scusa ma ora devo proprio andare. Sono sicura che con Giulio troverete una soluzione -
- Grazie e scusa se ti ho rotto, ci vediamo domani- e con più calma di quanta ne avesse avuta in tutta la chiamata l’amica riagganciò.
Sara si alzò lentamente dalla poltrona su cui si era rannicchiata ravvivò il fuoco e avvicinò le mani alla fonte di calore. Lo scoppiettare della legna che ardeva si aggiunse al picchiettare della pioggia creando un ottimo sottofondo per i suoi pensieri.
Le sarebbe piaciuto essere come un diluvio perché non solo cambiava i piani, ma cambiava le persone e, secondo lei, ne mostrava i veri interessi. Marta e Giulio ad esempio, era ovvio non si volessero realmente vedere, quell’incontro era diventato più una cosa da fare che non una che volevano effettivamente fare. La differenza era minima, ma si coglieva dal fatto che avessero direttamente annullato il tutto. Perché poi? si chiedeva lei: il tempo lo avevano entrambi, e sicuro non mancavano bar o negozi al chiuso in cui incontrarsi. Ma la pioggia era la giusta scusa per coprire la paura.
Aprì leggermente la finestra e una folata d’aria le portò nuovi profumi, profumi che conosceva ma che a volte dimenticava. Faceva anche questo la pioggia.
E osservando la gente sui marciapiedi era come se potesse comprenderne la vera natura: c’era chi correva anche se protetto da un ombrello, chi passeggiava allegramente senza alcuna protezione, coppie che si schiacciavano sotto un solo piccolo ombrello (loro a differenza di Marta e Giulio avevano trovato una scusa per stare più vicini).
E più persone vedeva, più odori sentiva, più si convinceva che in quel momento la pioggia era una cosa buona, una cosa giusta. Era una forza che combatteva, combatteva la perfezione, l’ordine e tutte quelle mode che erano ormai seguite senza averne nemmeno la coscienza. E lei sarebbe voluta essere pioggia. Lei sarebbe stata diluvio.
Quando le nuvole coprivano il cielo e l’acqua iniziava la sua caduta, il mondo veniva sconvolto: outfit progettati da giorni rovinati, capelli perfetti scompigliati, piani e progetti cancellati.
E così era successo a lei, vicino al camino osservava il liquido scuro e caldo nella tazza che stringeva tra le mani e pensava a tutti i progetti che avrebbe avuto quel pomeriggio: dissolti nella pioggia come lo zucchero si era sciolto nel suo tè.
- Odio la pioggia- le disse Marta al telefono – due settimane che programmo questa uscita con Giulio…. E si mette a piovere! Renditi conto Sara, mi ero pure piastrata i capelli!!! Ora sono tutti gonfi e terribili -
- Potete sempre uscire un’altra volta no? -
- Certo che possiamo! Ma il punto è un altro, capisci? -
- Sì - in realtà non capiva affatto, la gente era così fissata con l’ordine che se gli rovinavi i piani si arrabbiava ancora prima di capire se c’erano soluzioni. Per Sara quella rabbia derivava da più cose: primo, non sapevano realmente come reagire, il piano perfetto non si poteva più realizzare e non ne esisteva uno altrettanto bello; secondo, ormai era una moda odiare la pioggia. Ma a lei non dispiaceva, era quasi divertente come il mondo cambiasse quando pioveva.
- Senti Marta, scusa ma ora devo proprio andare. Sono sicura che con Giulio troverete una soluzione -
- Grazie e scusa se ti ho rotto, ci vediamo domani- e con più calma di quanta ne avesse avuta in tutta la chiamata l’amica riagganciò.
Sara si alzò lentamente dalla poltrona su cui si era rannicchiata ravvivò il fuoco e avvicinò le mani alla fonte di calore. Lo scoppiettare della legna che ardeva si aggiunse al picchiettare della pioggia creando un ottimo sottofondo per i suoi pensieri.
Le sarebbe piaciuto essere come un diluvio perché non solo cambiava i piani, ma cambiava le persone e, secondo lei, ne mostrava i veri interessi. Marta e Giulio ad esempio, era ovvio non si volessero realmente vedere, quell’incontro era diventato più una cosa da fare che non una che volevano effettivamente fare. La differenza era minima, ma si coglieva dal fatto che avessero direttamente annullato il tutto. Perché poi? si chiedeva lei: il tempo lo avevano entrambi, e sicuro non mancavano bar o negozi al chiuso in cui incontrarsi. Ma la pioggia era la giusta scusa per coprire la paura.
Aprì leggermente la finestra e una folata d’aria le portò nuovi profumi, profumi che conosceva ma che a volte dimenticava. Faceva anche questo la pioggia.
E osservando la gente sui marciapiedi era come se potesse comprenderne la vera natura: c’era chi correva anche se protetto da un ombrello, chi passeggiava allegramente senza alcuna protezione, coppie che si schiacciavano sotto un solo piccolo ombrello (loro a differenza di Marta e Giulio avevano trovato una scusa per stare più vicini).
E più persone vedeva, più odori sentiva, più si convinceva che in quel momento la pioggia era una cosa buona, una cosa giusta. Era una forza che combatteva, combatteva la perfezione, l’ordine e tutte quelle mode che erano ormai seguite senza averne nemmeno la coscienza. E lei sarebbe voluta essere pioggia. Lei sarebbe stata diluvio.