Venerdì 24 ottobre è intervenuta nella nostra scuola Dalia, una ragazza di 21 anni che ha approfondito l’argomento della condivisione non consensuale (CNC) in vista della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Dalia ci ha spiegato il significato di questa violenta pratica digitale, anche conosciuta come revenge-porn, come agire nel caso ci si trovi in una situazione simile, per non sentirsi soli sia socialmente che a livello comunitario. L’argomento è molto delicato e si riferisce al caso in cui un soggetto, nello specifico di genere maschile, importuni una ragazza e danneggi la sua reputazione e rispettabilità, condividendo foto o video privati di tipo pornografico o sessuale sui social o con amici. Il problema principale di questo atto è che il documento condiviso non rimane privato e quindi, da una piccola cerchia di amici, può raggiungere utenti anche di tutto il mondo senza il consenso da parte del soggetto interessato, come è accaduto proprio a Dalia.
Un altro problema rilevante è quello sociale, infatti la vittima non si sente accolta e capita, ma viene addirittura colpevolizzata con le solite frasi del tipo: “Te la sei cercata”, oppure “Dovevi stare attenta tu”. Queste frasi non sono certo d’aiuto per la vittima, che giustamente non si sente capita.
Peraltro la legislazione, che in merito a questo problema è ancora relativamente limitata e poco conosciuta, è per Dalia anche sbagliata o incompleta, poiché molti argomenti importanti vengono tralasciati e presi poco in considerazione.
(Isabella Giuliani, 3UD)
